TRADIZIONI DI LUCIGNANO - di Guido Perugini
Lucignano vanta una notevole tradizione nel campo del folclore, legata in qualche modo alla sua condizione di borgo agricolo. E la stretta connessione tra il duro lavoro dei campi, coi suoi tempi scanditi dall’incedere delle stagioni, e i riti propri di una civiltà agreste, i cui segni sono ancora visibili nelle consolanti linee di un paesaggio sobriamente conservato o nei gesti e nelle espressioni gergali della gente di qui, rappresenta qualcosa di più di un autentico collante ideale.
Si diceva dei riti di un mondo contadino, ancora presenti e vissuti dagli abitanti di questa terra.
Si tratta - in verità - per lo più di vere e proprie rivisitazioni di antiche usanze, o di ripercorrere la strada della memoria di questo luogo, frugandone situazioni e momenti di cui si possa arricchire l’oscuro fascino e la segreta potenza della nostra stessa identità.
Qualcuno ha scritto qualche tempo fa che un popolo privo di memoria non può avere un futuro.
Ebbene, questo duro, faticoso, eccitante percorso a ritroso nel passato della nostra terra e della nostra gente esprime forse l’ultimo anelito di conservare i caratteri originali del nostro microcosmo, quella voglia discreta e unica di recuperare in qualche modo la nostra più genuina "particolarità", come spesso capita a noi toscani.
E in questa laboriosa ricerca, non sempre priva di errori e di soprese, uno dei motivi più esaltanti di coinvolgimento di larga parte della popolazione locale sta nel riprendere forme tradizionali legate - per l’appunto - alle scansioni non solo temporali in cui si divideva l’esistenza delle generazioni precedenti.
Ecco - forse - spiegato il favore che incontrano da sempre, ad esempio, Istituzioni legate a sacri princìpi, quali la riproposizione di un notevole patrimonio musicale lucignanese, come il Gruppo Folcloristico, o la salvaguardia, attraverso nuove forme di rappresentazione, di interessanti tradizioni teatrali, altrimenti irrimediabilmente perdute, di chiara derivazione contadina, come nel caso della Compagnia della Vecchia.
Si tratta, a ben guardare, di sodalizi di lunga vita e di un certo spessore artistico, la cui fama ha ormai superato gli stretti confini comunali, sino a raggiungere (come avviene di fatto con il Gruppo Folcloristico) i punti più lontani del mondo, ove i balli e i canti della migliore tradizione lucignanese e chianina hanno ottenuto straordinari consensi.
In questo contesto, così profondamente legato a un rispetto che è per la verità soprattutto amore verso la memoria della nostra terra e della sua gente, appare persino ovvio che possano sopravvivere manifestazioni legate alla esaltazione dei valori più autentici della tradizione folclorica di Lucignano.
E questi momenti rappresentano forse uno dei più felici tentativi di rivisitazione della identità di un popolo, molto sentiti dalla gente di questo posto e dotati di un indubbio fascino anche per gli occasionali visitatori di queste feste.
La prima importante manifestazione lucignanese è senza alcun dubbio la Maggiolata. Si tratta di un festa chiaramente legata alla migliore tradizione agreste toscana e locale, una sorta di riproposizione delle antiche celebrazioni per la nuova bella stagione dopo il lungo periodo invernale, quasi un rito propiziatorio nei riguardi di un raccolto abbondante.
E oggi, come tanti secoli fa, la festa ha connotazioni molto precise, in cui il ruolo dominante è esercitato dal forte richiamo ad aspetti celebrativi delle nostre memorie: la sfilata di carri allegorici, completante fioriti, con la partecipazione di bande musicali e di gruppi folcloristici, provenienti da ogni parte d’Italia e anche dall’estero, che percorre l’intero anello delle vie del paese; il corteo storico che precede ed annuncia l’inizio della festa; la stessa ripartizione del territorio comunale in rioni che si contendono gioiosamente il premio per la realizzazione del carro più bello; la presenza di tanti fiori, non solo sui carri dei vari quartieri, ma anche per le strade, o sui balconi e alle porte, in un gioco cromatico di notevole effetto.
Sono tutti elementi non solo decorativi di una manifestazione che richiama ogni anno, nelle ultime due domeniche di maggio, migliaia e migliaia di persone in questo paese, coinvolgendole in una atmosfera di straordinaria partecipazione.
Ecco pertanto una chiave di lettura della Maggiolata, festa di Lucignano. Un appuntamento di grande fascino e di indubbio impatto emotivo.
Il momento topico in cui la sottile magia che pervade i lenti ritmi della vita di questo antico borgo medievale si esalta, sino a trasformarsi in un ludico rapporto vissuto con la propria identità di luogo "specialissimo", ove predominano finalmente giochi e contrasti di voci e colori, di danze e canzoni, nel segno costante e riconosciuto di una tradizione secolare, di nuovo scoperta, ancora recuperata...
D’altronde, la Maggiolata è soprattutto questo: non solo una festa di paese, come ce ne sono tante, soprattutto in questa parte d’Italia e, segnatamente, in questo particolare periodo dell’anno.
Essa è in realtà occasione unica, per la gente di questo straordinario luogo, di rivivere appieno l’emozione di un legame molto forte con il proprio patrimonio biologico. Quasi un rito di autocelebrazione collettiva!
Di fatto, la festa di maggio a Lucignano è il segno inconfutabile di una tradizione assai viva che nasce e si sviluppa partendo dal ricordo di una esperienza comune di vita vissuta. In sostanza, visitando la Maggiolata, cogliendone anche solo alcuni dei suoi vari aspetti esteriori, partecipando alla sua celebrazione, si tratta davvero di ripercorrere - come in una sorta di magico viaggio a ritroso - sentimenti e pensieri, gesti e parole, che il tempo non ha cancellato, né le mode imperanti, ché - anzi - rivivono e si esaltano in un processo indefinito di magica amplificazione che trova proprio, ogni anno, nelle ultime due domeniche del mese di maggio, la sua sintesi più felice.
Forse, senza scomodare per questo in alcun modo retaggi e vincoli posticci cui spesso ci inducono determinati approcci molto superficiali di certa stampa specializzata, il vero, più autentico segreto della Maggiolata (così come di altre antiche feste toscane) sta proprio nel saper recuperare - come per incanto - le stesse, identiche ragioni grazie alle quali è possibile parlare - a proposito delle località ove tali manifestazioni avvengono - di posti "a misura d’uomo", di realtà magiche, quasi irreali nella loro intrigante bellezza.
Insomma, è il solco profondo, riconoscibilissimo della tradizione e della cultura di un popolo che vuole raccontare di nuovo la sua vicenda secolare nelle forme e nei ritmi che la Festa raccomanda o impone...
LA FIERA DEL CEPPO
La Fiera del Ceppo, conosciuta anticamente anche come Fiera del Cappone, si svolge ogni anno il sabato e la domenica antecedenti il Natale.
Si tratta di un appuntamento classico, legato ad una memoria storica che la gente di Lucignano e della Val di Chiana ha sempre avuto particolarmente cara.
Una festa popolare, dal carattere sobrio, che la vicinanza delle festività natalizie rende ancora più interessante.
Per molti, dovremmo dire, si tratta di una occasione speciale per rivivere momenti ed emozioni di tanto tempo fa, quando la Fiera aveva in sé il significato preciso di un incontro fatidico con le cose sognate per mesi e finalmente vedute, toccate, comprate.
La Fiera chiudeva, allora, un complesso ciclo dell’anno agrario.
Essa era più che una festa, la gente si ritrovava volentieri davanti alle bancarelle sparse per le strette vied el paese a fare qualche acquisto (non troppo oneroso, ovviamente...) o indugiava a parlare dell’ultimo raccolto stagionale, del vino novello, o dell’olio appena fatto nei tanti frantoi della zona.
E il banco dei "chicchi" era la meta preferita, il sogno di un anno di tanti bambini.
Magari vicino al venditore di caldarroste, il cui acre profumosi avvertiva a distanza nell’aria fredda di dicembre. Da qualche parte, poi, il suono di un organetto annunciava la presenza di un cantastorie, attorniato da un pubblico attento e disciplinato, pronto a commuoversi per le vicende in rima baciata che l’artista estemporaneo raccontava, ineffabile.
La sera, infine, tutti a ballare al Teatro, sino all’alba: quale occasione migliore per conoscere una "citta" o stare a "ganzare" tutta la notte!...
Oggi, la Fiera non ha forse più lo stesso carattere puro e genuino di festa di popolo, di rito comune vissuto e sofferto, come allora.
Qualcosa si è rotto - inevitabilmente - nel processo evolutivo (...) che ha portato alla scomparsa dei caratteri peculiari della grande civiltà contadina di questa terra.
Il filo magico della tradizione ha subìto lacerazioni improvvise e inquietanti...
Eppure la Fiera del Ceppo conserva ancora oggi gli aspetti più precisi di uno splendido momento di partecipazione collettiva: essa è qualcosa di più di una fatale scommessa con la nostra storia più autentica.
Averla negli ultimi anni riproposta fino a farla diventare un appuntamento consolidato nel calendario delle manifestazioni lucignanesi non vuole affatto significare che si sia pensato ad una semplice riedizione di una sagra paesana (che pure si concilierebbe con l’imminenza del Natale...).
La presenza in Lucignano di gloriosi sodalizi culturali, come il Gruppo Folcloristico o la Compagnia della Vecchia e la loro frequente partecipazione alla Fiera sono un contributo molto onesto al tentativo ambizioso di ricreare in qualche modo la magica atmosfera di tanti anni fa.
I suoni, i colori, la moltitudine di persone che assiepano almeno per due giorni le vie del paese sono in buona sostanza una degna cornice di uno spettacolo vivo e concreto, di una festa sognata e voluta, quasi come allora...
E il paese, il paese diviene esso pure - ancora una volta - degno proscenio per una splendida recita a soggetto.
La Fiera del Ceppo - in definitiva - può essere davvero vissuta e visitata come un luogo di memoria un pò speciale...
LE TRADIZIONI POPOLARI
Una ulteriore peculiarità di Lucignano, ampiamente riconosciuta, è senza alcun dubbio data dal profondo legame con le proprie tradizioni musicali e teatrali. Legame assai avvertito, anche dalle generazioni più giovani, pronte a raccogliere l’ideale testimone di un patrimonio davvero ricco, in cui la cultura popolare - diretta derivazione delle civiltà agresti che qui hanno trovato fertile terreno per attecchire e perpetuarsi nei secoli - sembra convivere senza particolari problemi con i temi più disparati che la vita quotidiana ci propone.
Una autentica teoria di retaggi di antiche usanze, ancora oggi fervidi attraverso la riproposizione di scene e situazioni spesso grottesche, mai scontate, in una sorta di magico colloquio con la vita che per secoli ha pulsato da queste parti.
E’ certamente una fortuna, per gli abitanti di questa terra e, soprattutto per i più giovani, che un simile patrimonio culturale, in cui il sacro e il profano sono ancora una volta ingredienti fondamentali di una speciale celebrazione degli eventi umani, non sia andato perduto o dimenticato irrimediabilmente, come spesso è accaduto in altre parti d’Italia.
Vi è - al contrario - una fierezza discreta e allo stesso tempo profondamente vissuta anche nelle ultime generazioni nel riproporre momenti significativi di questo patrimonio che appartiene ad una intera comunità e che ne esprime in forme anche molto elaborate una sorprendente vigorosa identità culturale.
Le tradizioni popolari di Lucignano ci portano in effetti a pensare che la civiltà contadina, da sempre legata ai ritmi della stagione agraria, abbia qui trovato una sede elettiva particolarmente felice, in cui far rivivere i suoi tanti momenti, non sempre lieti, tutti peraltro di straordinario interesse.
Così si spiega, in definitiva, la presenza costante e il successo di gruppi ed associazioni legate al filo sapiente dell’inevitabile percorso a ritroso nella memoria collettiva di un popolo, quello di Lucignano, che non vuole affatto perdere i contatti con le sue origini e con il senso di appartenenza ad una terra tanto amata...
Ecco perché, in conclusione di questo viaggio ideale e nient’affatto scontato, ci pare giusto presentare due sodalizi che ancora oggi celebrano i fasti di una tradizione in cui sono presenti e si sublimano a vicenda la musica, il teatro, la gestualità, i riti e le usanze di un tempo, in una sintesi perfettamente riuscita di arte genuina e di autentica poesia popolare.
IL GRUPPO FOLCLORISTICO DI LUCIGNANO
Prima ancora di parlare di questo glorioso sodalizio, ci pare opportuno tracciarne un succinto profilo storico, giusto per evidenziarne l’importanza nell’ambito delle attività culturali del paese e per rendere in qualche modo giustizia alla sua lunga vita (oltre 60 anni di splendida esistenza!...).
Va subito detto che la storia di questo Gruppo è di fatto legata alla Maggiolata.
Anzi, si può tranquillamente affermare che il rapporto tra il Gruppo e la Maggiolata è contraddistinto da un legame inscindibile, fatto di naturale reciprocità e di fedele testimonianza.
Nel 1937 un gruppo di dirigenti politici del tempo incoraggiò dunque nel paese la realizzazione della Maggiolata, che - nelle loro intenzioni - avrebbe dovuto celebrare la grandezza dell’Impero, riallacciandosi alle feste del passato, secondo un costume proprio dell’epoca, tendente evidentemente alla esaltazione dei valori più autoctoni della cultura popolare italiana.
I canoni della festa erano in realtà contrassegnati da una certa semplicità, con forti richiami alla civiltà contadina locale: la presenza di carri agricoli, ricolmi di fiori e di ginestre e dei buoi, che li trainavano, ornati da fiocchi e nappe rosse ne costituiva un preciso riferimento non solo di natura simbolica o rievocativa.
In questo contesto non era di certo il carro, per quanto elaborato, a costituire l’aspetto più appariscente della manifestazione.
In effetti, il vero fulcro della festa era rappresentato dai canti, dalle musiche e dalle danze che in buona sostanza diventavano parte integrante del carro stesso, durante la sfilata lungo le strade del paese.
Il favore della gente nei riguardi di questa festa, promossa ed incoraggiata dal regime, fu peraltro assai forte, proprio perché il carattere della manifestazione - almeno nelle sue prime edizioni - vedeva la componente musicale e del ballo assurgere un ruolo di primo piano, con la conseguente naturale valorizzazione di suonatori e danzatori locali.
Alle prime maggiolate presero quindi parte cinque carri fioriti, recanti allegorie per lo più in perfetta sintonia con i temi più avvertiti nell’immaginario collettivo e dalla dirigenza politica dell’epoca, in rappresentanza di rioni paesani e delle frazioni limitrofe (allora molto più popolate di adesso).
Il carattere genuino di quelle feste consisteva perciò nelle musiche e nei canti che ogni gruppo legato a ciascuno dei cinque carri elaborava per proprio conto, attingendo direttamente ad un ricco patrimonio musicale dalle forti connotazioni popolari tramandatosi nel tempo o creando di fatto nuove arie e motivi comunque ispirati alla festa.
Non c’era insomma un solo gruppo che sfilava per le vie del paese, bensì cinque differenti compagnie impegnate in una sorta di competizione molto sentita da parte della gente.
E’ pertanto abbastanza semplice dedurre come da un simile quadro potessero emergere le condizioni per la creazione di un gruppo di Lucignano, espressione dei migliori talenti delle varie compagnie di ballo della Maggiolata, in grado di esportare il più autentico folklore locale al di fuori dei confini lucignanesi.
Il Gruppo di Lucignano nasce quindi nel 1937 e sin da subito comincia ad esibirsi in occasione di feste un pò dovunque, sia in ambito provinciale che all’interno di manifestazioni di rilevanza nazionale.
Suo fondatore e per decenni presidente fu il Cav. Francesco Cannelli, autentico protagonista nella splendida vicenda del Gruppo, sempre più presente nelle maggiori feste folkloristiche italiane.
E’ soprattutto grazie all’eccellente opera di questa straordinaria figura di lucignanese, ancora oggi ricordato per l’acutezza delle sue trovate nonché per l’incredibile capacità di promuovere eventi di notevole spessore culturale, che il Gruppo trova una dimensione artistica assolutamente originale.
Contribuiscono a questo crescente successo del sodalizio anche Umberto Brunacci, notevole suonatore di organino e Italo Giannetti, il quale va soprattutto ricordato per avere elaborato danze e musiche, tra le quali il Minuetto Campagnolo, la Mazurca del Sor Cesare e Su Lucignano Fulgido, vero e proprio inno del paese.
Vanno inoltre citati tra i grandi protagonisti di una storia che ha non solo onorato Lucignano, ma ne ha di fatto amplificato il nome esportandolo un pò in tutte le parti del mondo, Angiolino Bennati, detto Baffino, fisarmonicista e direttore del Gruppo, nonché il celebre Sor Umbertino, suonatore (ad orecchio...) di organino e figura tra le più caratteristiche del sodalizio, e il Maestro Fidelmo Mariottini, il quale compose il celebre Valzer Via dell’Amore e altre canzoni da eseguire in occasione della Maggiolata e fondò una vera e propria scuola di fisarmonicisti.
Ma le vicende del Gruppo non ci devono far dimenticare anche coloro che ne sono stati fedeli ed appassionati interpreti - ci riferiamo ovviamente ai ballerini - alcuni dei quali costituiscono dei veri miti - quali Giovanni Aldinucci, detto Spavento, Ivo Nencetti, detto Coccolata, Gilberto Arrigucci, soprannominato Gippe, Elvio Bufalini conosciuto col nome d’arte Siringa, Silvano Berrettoni, detto Decio, Mario Datteroni, altrimenti chiamato Bigghione, Alessandro Del Corto, da tutti conosciuto con l’appellativo di Troncone, Franco Alpini celebrato col nome d’arte di Lanciotto.
Mentre meritano una citazione anche talune figure femminili la cui bravura è parte integrante della storia di questa formazione: Maria Cassioli, straordinaria interprete con la sua voce dello spirito più genuino della tradizione lucignanese; né vanno dimenticate Agatina Grandi, Vanna Bufalini, per molti anni ottimìe ballerine, così come Maila Nepi.
Si tratta, peraltro, sia per quanto riguarda gli uomini che le donne sopra ricordati, di danzatori tutti di notevole valore, distintisi soprattutto nella esecuzione del ballo forse più significativo dell’ampio repertorio del Gruppo: il Trescone.
La storia del Gruppo prosegue naturalmente sotto la nuova direzione del Cav. Mario Bufalini, durante la quale questa compagine conosce successi addirittura internazionali, attraverso partecipazioni a festival e rassegne di eccezionale livello artistico (Messina, Taormina, Cagliari, Bergamo, Lugano, Ginevra, La Valletta ecc.).
Gli ultimi anni vedono l’attività del Gruppo raggiungere le località più disparate e prestigiose (Atene, Chicago, Tokio, Olanda; frequenti tounée in Francia, Svizzera, Germania, Tunisia, Paesi Scandinavi), dovunque portando alto il grande messaggio della civiltà musicale di questa nostra terra, sempre valorizzando l’immagine di Lucignano quale luogo di profonda cultura e di autentica arte poetica.
E il merito di questa crescita di consensi - che non pare assolutamente diminuire - va senza alcun dubbio al Direttore Artistico Prof. Alberto Nocentini, la cui raffinatissima passione per la ricerca delle migliori tradizioni musicali lucignanesi e toscane si unisce alla sua provata formazione professionale di etnologo tra i più preparati d’Italia.
La sua attività meritoria trova ovviamente una felice corrispondenza nella grande capacità espressiva dell’attuale fisarmonicista del Gruppo, Pier Luigi Stendardi, da tanti anni autentico protagonista delle fortune del sodalizio e nell’appassionata discreta opera del Presidente, Prof. Pier Antonio Bacci, legatissimo alle sue origini lucignanesi.
Il Gruppo Folkloristico di Lucignano è dunque l’espressione più alta della tradizione musicale di questa terra, costituendone - in buona sostanza - un vero e proprio messaggero nel mondo.
L’augurio, unito ovviamente alla speranza, è che la storia di questa formazione continui ad essere ricca di quel fascino appena svelato, che è proprio delle esperienze umane più genuine.
La fiducia che riponiamo in questo grande sodalizio artistico è che esso continui a farci rivivere le giuste emozioni, proprio ora che il pericolo incombente delle mode che cambiano potrebbe dissolvere i tratti salienti della nostra migliore tradizione.
LA COMPAGNIA DELLA VECCHIA
La tradizione popolare che andiamo in queste pagine spiegando non è in definitiva una sorta di esaltazione del dejà vu, o, quando va bene, una forma velleitaria e scarsamente attendibile di accostamento alla memoria di un territorio.
Occorre invece dire che proprio nel momento in cui un certo mondo sembra cambiare, modificandosi inevitabilmente la mentalità per l’instaurarsi di nuove condizioni di lavoro e di vita, si fa sempre più acuta l’esigenza di porsi di fronte allo studio del nostro passato in termini non spontaneistici e senza troppo banalizzare il concetto stesso di ricerca delle "radici".
In verità, sappiamo bene come un lavoro attendibile e allo stesso tempo convinto in questo particolare campo debba essere accompagnato da elementi di assoluta credibilità, oltre che da una ovvia presenza di significative tracce di questa memoria collettiva da studiare, apprezzare e infine recuperare a nuova vita.
Qui a Lucignano, oltre al ruolo svolto dal Gruppo Folkloristico, da 20 anni è funzionante una meritoria attività di indagine, rigorosamente filologica ed estremamente legata al rispetto stesso delle forme e dei contenuti, ad opera di un sodalizio, la Compagnia della Vecchia, il cui intento è in primo luogo giusto quello di far rivivere la tradizione della campagna lucignanese, nelle sue varie forme di espressione mimica e canora nei suoi molteplici aspetti, talora comici spesso grotteschi, sempre comunque intrisi di notevole intensità emotiva.
Il Gruppo è sorto per merito dell’Architetto Fabiano Di Banella, appassionato studioso delle tradizioni locali oltre che valente ricercatore della storiografia lucignanese.
Con il notevole contributo offerto dal suo fondatore il sodalizio ha potuto in buona sostanza garantire un eccellente lavoro di recupero di un incredibile patrimonio musicale, in cui variegate sfaccettature della quotidianità di intere generazioni si possono rispecchiare senza troppe soverchie difficoltà.
Si è trattato - a ben guardare - di una ricerca assai complessa, eppure molto efficace quanto a risultati conseguiti: la ricostruzione, credibilissima, di atteggiamenti e movenze, di pose e comportamenti, prima ancora della riproposizione dei canti e dei balli di tanto tempo fa costituisce un punto di arrivo assolutamente originale, che sorprende ed affascina per la immediatezza con cui viene tutt’oggi avvertita.
E l’eccezionale fascino di certe manifestazioni recuperate e interpretate seguendo canoni spesso neanche troppo semplici, senza quindi indulgere a forme di contaminazione con le attuali mode musicali e gestuali, fa da testimone fedele di un crisma di autenticità davvero speciale.
Si pensi quindi alla riproposizione del Sega la Vecchia, una delle forme drammatiche di teatro itinerante che meglio rendono l’idea di una ricchissima e allo stesso tempo fascinosa tradizione canora e gestuale, che più è legata alla cultura contadina di questa terra.
Uno spettacolo, questo, che veniva proposto nel periodo della quaresima, proprio alla fine dell’inverno, quasi come segno beneaugurante di drammatizzazione degli eventi umani.
La morte della Vecchia potrebbe in realtà costituire un simbolo ineffabile di rottura con il passato; la segatura di questa anziana contadina, così sublimata nei gesti pieni di antica fierezza degli attori estemporanei, pare significare la fine di un periodo difficile dello stesso anno agrario e annuncia in qualche modo la novella stagione.
Vi è in questo dramma, grottesco come pochi altri, un messaggio di vita e di speranza, che, al di là della sua palese ingenuità, sembra condurci - come per incanto - ad un simbolismo magico di certa commedia dell’arte, tipicamente italiana...
E che dire poi del Bruscello, che la Compagnia della Vecchia ha inteso riproporre con grande intensità nelle sue differenti versioni.
Si tratta di una rivisitazione assai originale, per lo più legata a epopee cavalleresche, tramandate oralmente nel corso del tempo e frutto della fertile vena poetica di ignoti artisti.
La Compagnia della Vecchia, con la sagacia assoluta del suo fondatore, ha inteso proporre queste rappresentazioni recuperando addirittura non solo i loro testi originali, oggi altrimenti perduti, ma ha saputo rinvenire - con un rigore filologico che si commenta da solo - anche i motivi musicali autentici, facendo una operazione di ricerca assai puntuale e delicata.
La freschezza di queste rappresentazioni, insieme alla capacità espressiva dei componenti la Compagnia della Vecchia, di cui vorremmo ricordare soprattutto due personaggi di eccezionale bravura interpretativa come Tirreno e Carnevale (i nomi qualche volta sono un segno della personalità degli uomini...), sono condizioni ottimali per godere di uno spettacolo unico, assolutamente originale e pieno di quella magica sacralità che è tipica del Teatro nella sua accezione più nobile.
Teatro come segno di vita, insomma...
Vorremmo qui pensare, concludendo questo breve viaggio dentro le segrete bellezze di Lucignano, che il nostro percorso ha trovato un sottofondo musicale fatto di canti e di suoni dentro i quali è magari possibile cogliere il soffio della vita, l’incanto del tempo o i segnali appena accennati di un mistero che muore e poi rinasce per morire di nuovo, in una soluzione infinita che ci stordisce ed affascina, come in un vortice assoluto di magie d’altri tempi...